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Interrogazioni al TAS

Gentile Signora o Signore,

ci rivolgiamo a lei con questa richiesta di spiegazione delle responsabilità degli arbitri di gara, iniziativa attraverso la quale desideriamo altresì proporre la modifica all’articolo 123-4 del regolamento ISU per renderne più flessibile, in particolare, l’applicazione dei limiti di contestazione dei punteggi.

Negli ultimi sei - sette anni i tifosi di pattinaggio artistico su ghiaccio stanno assistendo, nelle competizioni internazionali, a numerosi casi di assegnazione di punteggi poco convincenti.
Forse anche lei avrà notato al recente campionato mondiale di pattinaggio artistico a Torino il cartello “HI, Slichs” innalzato da alcuni tifosi. Era un’espressione di protesta verso la giuria.
Anche durante lo stesso campionato mondiale, a Nizza, il pubblico ha fischiato la giuria per protestare il modo di assegnare i punteggi, così come nel 2013 a London, in Canada, avrà probabilmente notato l’espressione di grande sorpresa tra il pubblico. All’unanimità i tifosi che da molti anni seguono questo sport affermano che il modo di giudicare i pattinatori in questa occasione è stato sbagliato, ingiusto, soprattutto estraneo allo spirito della competizione sportiva. Perché succede tutto questo?

La causa è l’articolo 123-4 del regolamento ISU che impedisce ai pattinatori di contestare il punteggio ricevuto quando lo ritengono ingiusto, e al pubblico di ricevere spiegazioni. Secondo questo articolo, che dovrebbe poggiare sul presupposto dell’assoluta imparzialità di giudizio, a parte per semplici errori di calcolo né i pattinatori né i relativi allenatori o le federazioni di pattinaggio dei vari paesi possono quindi contestare il giudizio della giuria. 
La realtà è che tali ingiustizie si perpetuano con la copertura dell’anonimato. Se vi fosse il convincimento che i punteggi e le classifiche vengono stilate secondo principi di correttezza e giustizia non si vedrebbero simili scene di protesta negli stadi. Il pubblico non fischierebbe la giuria in questo modo. Chi va allo stadio pagando il biglietto di tasca propria lo fa per trarre piacere dall’evento. I molti tifosi che da tanti anni seguono da vicino questo sport avvertono chiaramente che c’è qualcosa che non va. Ovviamente quando sollevano quei cartelli lo fanno come gesto di protesta verso la giuria, non verso gli atleti.

I tifosi giapponesi che nutrono ormai seri dubbi sul livello di correttezza del modo attuale di assegnare i punteggi hanno creato un blog e con questo hanno raccolto circa 5000 firme a sostegno del proprio convincimento della necessità di cambiare l’articolo in questione. È un risultato che dimostra quante numerose siano le persone insoddisfatte di questa situazione.
 
Le firme raccolte, tuttavia, sono state ignorate dalla Japan Skating Federation. Perché? Forse sempre a causa dell’articolo 123-4 che impedisce la contestazione?

Ma, esistono al mondo altri sport soggetti a una limitazione così pesante del diritto di contestazione?
Così com’è il pattinaggio di figura non si può più definire uno sport, bensì un mero spettacolo su ghiaccio con punteggi dati arbitrariamente. 
Il pattinaggio di figura invece è uno sport amatoriale.
Gli atleti lottano solo per giungere all’apice certi dell’imparzialità di giudizio e della trasparenza di arbitri onesti e competenti. Così almeno dovrebbe essere, ma se così effettivamente non fosse chi sarebbe mai disposto a spendere tempo e denaro per recarsi a vedere competizioni in fondo ben poco improntate al giusto spirito sportivo? 
I tifosi vogliono solo vedere lo sport puro. Vogliono assistere a momenti di elevato valore sportivo che siano giudicati da arbitri imparziali. Vogliono vedere risultati giusti sulla base della effettive prestazioni dei pattinatori.

Noi crediamo perciò nella necessità di modificare il regolamento ISU, o almeno abolire l’articolo 123-4 affinché sia possibile per tutti capire come le giurie arrivano a determinare i punteggi di gara. Non chiediamo nulla di più. Poiché a questo fine stiamo valutando la possibilità di ricorrere in giudizio contro l’ISU presso codesto tribunale sportivo, desideriamo innanzi tutto porle alcuni quesiti preliminari:

1. A promuovere il ricorso sarebbe l’intero gruppo di tifosi giapponesi di pattinaggio artistico su ghiaccio. Questo modo di procedere sarebbe accettato? 
2. Sarebbe necessario procedere con il supporto di uno studio legale? 
3. Sarebbe possibile ricorrere in giudizio unicamente sulla base di documenti e riprese filmate? 
4. A quanto potrebbero ammontare i costi del ricorso in considerazione dell’attuazione dei punti 1 e 2?

Molti tifosi temono che a seguito di questa azione specifici pattinatori giapponesi potrebbero subire una sorta di ritorsione nelle prossime competizioni. Per evitare questa evenienza sarebbe perciò necessario, quale efficace forza deterrente, rendere completamente noti ai pattinatori e al pubblico i risultati dei giudizi di gara.

Anche qualora il nostro ricorso in giudizio non venisse accettato, oppure lo fosse senza però imporre la modifica dell’articolo in questione, in ogni caso siamo convinti della necessità di fornire una spiegazione universalmente accettabile.

Al momento non stiamo considerando l’opportunità di richiedere il supporto di uno studio legale, ma se questo approccio fosse necessario dovremmo iniziare a raccogliere i necessari fondi. Se i costi dovessero però essere eccessivi potremmo essere costretti a rinunciare al nostro intento. D’altra parte siamo solo un gruppo spontaneo di persone che amano il pattinaggio di figura, senza l’appoggio di aziende né di alcun tipo di organizzazione a sostegno della nostra iniziativa. In ogni caso saremmo almeno riusciti a denunciare al TAS lo stato delle cose affinché quanto scritto rimanga agli atti.

Ringraziandola per l’attenzione qui prestataci e augurandoci di ricevere presto la vostra risposta le porgiamo i più cordiali saluti.

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